m

#2017sempreAperto

Con l’inizio del nuovo anno Petheory, come successo durante tutto il periodo delle vacanze Natalizie, vuole ricordare ai privati e agli studi veterinari del territorio che la nostra attività rimarrà sempre aperta, garantendo sempre una totale reperibilità durante la settimana. Abbiamo sempre desiderato non trascurare alcun aspetto ritenessimo indispensabile nel nostro lavoro e professionalizzare la nostra comunicazione e operatività. Offrire un servizio dove la componente umana è così fondamentale significa infatti non poter mai prescindere dall’essere sempre presenti e disponibili.


 

canino

IL FREDDO E’ ARRIVATO ANCHE PER I 4 ZAMPE

In questo periodo dell’anno le temperature si abbassano notevolmente e, come noi, anche i nostri animali domestici risentono di questo cambiamento; soprattutto nel caso di cani e gatti che vivono all’aperto. Nella stagione invernale, con le temperature rigide,i cani di taglia piccola, le razze a pelo raso, le razze “nude” e tutti i soggetti giovani, anziani o malati, hanno sicuramente bisogno di maggiori attenzioni.

Bisogna garantire al nostro animale un’alimentazione adeguata perché con l’abbassarsi delle temperature anche loro bruciano un maggior numero di calorie calorie. Forniremo perciò al nostro pet una dieta particolarmente ricca di nutrienti, proteine e grassi(CHIEDETE INFORMAZIONI AL VOSTRO VET)

Nel caso di animali più facilmente a rischio alle basse temperature è necessario l’utilizzo di un vero e proprio vestiario. Sicuramente i cani abituati a vivere in casa non sopportano a lungo le basse temperature perché abituati ad ambienti più caldi ed hanno una pelliccia meno folta. Possono essere quindi utilizzati cappottini di vari tessuti come pile, lana, tessuti sintetici vari in base anche alla pelliccia del nostro cane.
Lunghe permanenze sui terreni freddi e innevati possono causare problemi ai polpastrelli e ad altre estremità del corpo, causando secchezza, screpolature e lesioni da freddo dei cuscinetti delle dita. Più raramente si possono creare anche vere e proprie lesioni da congelamento a carico di coda, polpastrelli e padiglioni auricolari. Per prevenire tutto questo è consigliabile spalmare su queste zone una crema protettiva.

Oltre a raffreddori, bronchiti e malattie gastroenteriche causati da un colpo di freddo o da sbalzi di temperatura eccessivi, quali sono gli altri pericoli per i nostri animali con l’arrivo dell’inverno?

CONGELAMENTO

Il pericolo maggiore durante i rigidi inverni è rappresentato proprio dal congelamento. Nel caso in cui le temperature scendano sotto i -7°C i rischi di ipotermia e congelamento aumentano notevolmente.
I sintomi del congelamento sono:
Aree della pelle gonfie ed arrossate (principalmente le estremità)
Brividi
Possibile perdita di pelo
Tutte le estremità del nostro cane o gatto come naso, dita e punta delle orecchie e della coda sono le zone più sensibili. I tessuti che hanno subito un congelamento appaiono molto chiari, bianco-grigiastri e non devono essere irritati. L’animale deve essere riportato ad una temperatura corporea ottimale e per far ciò è possibile fare al cane o al gatto un bagno con acqua tiepida, avvolgerlo con una coperta e somministrargli dei liquidi caldi (flebo) o acqua da bere.

USTIONI

Caminetti, stufe, termosifoni accesi e fornelli sono le principali cause di ustione in cane e gatto. Non è raro infatti che durante l’inverno un gatto cammini sulla superficie bollente di una stufa o su di un termosifone, che un cane si ustioni vicino al caminetto ecc…
In caso di ustioni leggere e superficiali noteremo:
Pelo bruciato
Cute arrossata
Vescicole piene di liquido
Croste
In questi casi la parte ustionata dovrà essere raffreddata con cubetti di ghiaccio o acqua fredda e all’occorrenza potrà essere applicata un’apposita pomata contro le bruciature. Se invece le ferite riportate dovessero essere ben più gravi, sarà necessario contattare un veterinario.
Un altro pericolo ricorrente in inverno è l’avvelenamento da liquido antigelo, molto frequente e dall’esito fatale soprattutto nel gatto.

GLICOLE ETILENICO

È il componente attivo del liquido antigelo per radiatori, del liquido per freni idraulici, di alcuni solventi industriali e vernici. Agisce principalmente sul sistema nervoso e a livello renale e l’ingestione di una quantità pari a 15 ml di glicole etilenico può risultare fatale per un cane di circa 4-5 Kg. In questi casi, le prime otto ore sono fondamentali.
I sintomi dell’avvelenamento includono:
Depressione
Mancanza di coordinazione
Vomito
Attacchi epilettici
Il glicole etilenico ha di per se un sapore abbastanza dolce che potrebbe risultare irresistibile per il nostro pet. Resta comunque fondamentale per salvaguardare la salute del nostro animale conservare questi prodotti in luoghi difficilmente accessibili e pulire prontamente le eventuali perdite del radiatore per scongiurare ogni rischio di ingestione.


Dott.ssa Elisa Giorgetti

Medico Veterinario e Nutrizionista

m

INTOSSICAZIONE DA IMPASTO DEL PANE

INTOSSICAZIONE DA IMPASTO DEL PANE

Alcune persone, soprattutto durante le feste o in occasioni speciali, fanno il pane in casa. Di solito l’impasto viene posto a lievitare durante la notte, e può venire facilmente e voracemente ingerito dagli animali domestici se viene data loro l’opportunità di accedervi.
Il mattino seguente il proprietario si accorge della mancanza dell’impasto e non essendo ben informato su fatto che l’ingestione dello stesso può creare dei problemi, non porta il cane dal veterinario fin quando non si manifestano i primi sintomi.

Meccanismo d’azione

Subito dopo l’ingestione, il caldo-umido dell’ambiente gastrico stimola la lievitazione e quindi l’aumento di volume dell’impasto: espandendosi, questo può pertanto causare dilatazione gastrica, che può esitare in compromissione della respirazione e della vascolarizzazione, o, in casi estremi, nella rottura dello stomaco. Oltre all’imponente aumento di volume, la lievitazione produce anche un notevole quantitativo di etanolo (che deriva dal processo di fermentazione del lievito), che, rapidamente assorbito dallo stomaco, conduce ad una sintomatologia molto grave, causata da marcata acidosi metabolica e da depressione del sistema nervoso centrale. In questo tipo di intossicazione sono spesso più rischiose le conseguenze derivanti dal rilascio di alcool che quelle dovute all’aumento di volume dell’impasto all’interno dello stomaco.

 

Sintomatologia

I segni clinici iniziali (precoci) possono includere tentativi inutili di vomito, distensione addominale e depressione. L’etanolo viene rapidamente assorbito dallo stomaco ed i sintomi che possono sopraggiungere saranno atassia e disorientamento, depressione del sistema nervoso centrale ed incontinenza urinaria. Si potrà sviluppare inoltre una significativa acidosi metabolica. Parallelamente all’aumento nel sangue dei livelli di etanolo ci sarà depressione respiratoria, arresto cardiaco fino a portare a decubito laterale, al coma ed alla morte.

Trattamento

- Contattare subito il veterinario!
- Se l’ingestione viene riconosciuta subito, quando ancora i segni clinici non sono manifesti, si può provare a stimolare il vomito; poiché lo stomaco potrebbe andare incontro a rottura in seguito alla spinta della massa nello sfintere esofageo, l’induzione del vomito andrà comunque effettuata con cautela.
- Se il soggetto mostra grave atassia o depressione del sistema nervoso centrale il vomito non dovrebbe essere mai indotto, poiché la possibilità di broncopolmonite ab ingestis per aspirazione del materiale evacuato è elevata.
- Se il cane presenta dei conati di vomito ma non riesce ad espellere l’impasto, un lavaggio gastrico con acqua fredda mediante sonda esofagea potrebbe facilitare l’espulsione della massa e del gas; il lavaggio con acqua fredda potrebbe contribuire peraltro a rallentare la fermentazione del lievito ed a diminuire la produzione di etanolo.
- Dopo il lavaggio con acqua fredda, dovrebbero essere depositati nello stomaco carbone attivato e un purgante salino premiscelati.

In casi estremi si potrà ricorrere alla rimozione chirurgica dell’impasto ingerito attraverso gastrotomia. Poiché, come già detto, la fermentazione causa l’aumento del volume e la produzione di gas, uno dei rischi è rappresentato dalla dilatazione e rottura dello stomaco. Se si verificano entrambe le condizioni il cane dovrà essere stabilizzato e trattato secondo i protocolli standard riportati in letteratura. La maggior parte dei cani viene tuttavia presentata al veterinario per l’intossicazione da etanolo. I livelli dell’etanolo nel sangue possono essere quantificati attraverso analisi che vengono effettuate negli ospedali umani. Livelli di 2–4 mg/ml in cani adulti producono segni clinici classificabili dall’atassia al coma. Tali livelli possono essere usati per confermare o meno l’intossicazione. Solitamente la maggior parte dei veterinari non è in grado di ottenere rapidamente le analisi per quantificare l’etanolo; sarà quindi necessario trattare l’animale in base ai segni clinici. Il medico dovrebbe pertanto monitorare frequenza cardiaca e respiratoria (anche mediante elettrocardiografia), nonché temperatura corporea, per evitare il rischio di ipotermia. In quest’ultimo caso, infatti, è opportuno riscaldare l’animale con imbottiture, fluidi caldi per via endovenosa e rettale. Qualora sia presente acidosi metabolica, l’esame emogasanalitico può consentire di verificare se fluidi isotonici ed elettroliti per via endovenosa siano sufficienti a correggere la deviazione dell’equilibrio acido-base o se sia necessario apportare idonea integrazione anche in bicarbonato di sodio.


Dott.ssa Elisa Giorgetti

Medico Veterinario e Nutrizionista

lullui

DOG DIET #terzapuntata

 

INTOSSICAZIONE DA UVA FRESCA E PASSITA

 

Uva fresca e uva passa, frutti molto appetiti dai cani per il loro sapore dolce, si possono rendere responsabili di gravi intossicazioni in questa specie animale. I cani possono ingerire numerosi acini, rubandoli dai grappoli presenti nella fruttiera o durante lo schiacciamento che viene praticato per fare il vino. L’uva passa, quando resa disponibile, risulta ancor più appetibile. Fino ad ora i cani sono risultati l’unica specie interessata (con numerose segnalazione all’APCC); non è noto tuttavia se anche altre specie possano essere colpite da tale intossicazione. A seguito dell’ingestione di tali alimenti i soggetti più sensibili manifestano inizialmente turbe gastrointestinali iniziali che possono esitare in insufficienza renale acuta (ARF).

 

Meccanismo d’azione

 

L’attuale meccanismo d’azione e l’eziopatogenesi dell’intossicazione da uva nei cani restano ancora sconosciuti. Le teorie fino ad oggi formulate includono disturbi metabolici, l’azione di un composto nefrotossico presente nell’uva nonché reazioni individuali. Tuttavia, non è mai stata evidenziata, nei grappoli incriminati, la presenza di pesticidi, metalli pesanti e micotossine, ed stato notato che né la varietà dell’uva né la sua provenienza sono importanti nel determinismo dell’intossicazione. Attualmente l’estratto dei semi dell’uva non è considerato una minaccia: soltanto il frutto in sé lo è.

 

Sintomatologia

 

Dal 1989 l’APCC ha cominciato a notare nel cane la correlazione tra l’assunzione di uva o uva passa (a partire da quantitativi pari a 12,44 g/kg corporeo) e la comparsa di insufficienza renale acuta (ARF). Tenuto conto che un cane può ingerire da pochi chicchi fino ad un kg di uva, di solito, dopo un paio di ore dall’ingestione, quasi tutti i soggetti manifestano emesi. Comune è il riscontro di tracce di uva indigerita nel vomito, nel materiale fecale o in entrambi; entro 5-6 ore dall’assunzione possono comparire anoressia, diarrea, letargia e polidipsia. I segni dell’ARF si manifestano invece dopo 1 o più giorni dall’ingestione e comprendono: anoressia, letargia, depressione, vomito, diarrea, disidratazione, peritonismo e tremori. Da 24 ore a qualche giorno dopo l’ingestione di uva si può assistere all’incremento dei valori sierici di azoto ureico, creatinina, fosforo e calcio, espressione di un danno renale progressivo che può portare a degenerazione e successiva necrosi tubulare. I segni clinici anzidetti possono quindi andare incontro a remissione nell’arco di alcune settimane, od assumere carattere ingravescente, fino ad esitare in oliguria/anuria, talvolta responsabile di morte dell’animale.

 

Diagnosi

 

La sintomatologia dell’intossicazione da uva e uva passa è simile a quella evidenziata in altre cause di ARF (ingestione di glicole etilenico, traumi…). La diagnosi di questo tipo di intossicazione si basa soprattutto sull’anamnesi, sull’evidenziazione di residui di uva nel vomito, nonché sui segni desumibili all’esame clinico diretto e sulle deviazioni laboratoristiche espressione di compromissione renale.

 

Trattamento

 

Sebbene l’esatta causa del danno renale sia ancora sconosciuta, i cani che hanno ingerito uva o uva passa possono essere trattati con successo, sempre che la terapia sia attuata tempestivamente, prima dell’instaurarsi di lesioni renali irreversibili. La prima cosa da fare è la decontaminazione. Nelle ingestioni recenti l’induzione del vomito e la somministrazione di carbone attivo e di un purgante salino aiutano a prevenire l’assorbimento dei potenziali agenti tossici. L’emesi dovrebbe essere provocata entro le prime 2 ore; se fatta troppo tardi rischia infatti di non essere efficace. Si consiglia SEMPRE di contattare un medico veterinario.

 

 

Dott.ssa Elisa Giorgetti

Medico Veterinario e Nutrizionista 

m

SOS TERREMOTO

I terremoti sono purtroppo all’ordine del giorno, ce ne siamo tristemente accorti. La protezione civile sta stilando dei vademecum su come prepararsi alle calamità. Mi è sembrato giusto dare degli spunti anche per i nostri animali.
Attualmente con le informazioni sempre più fruibili si può prendersi cura dei nostri peta anche in corso di emergenze e disastri. In generale, la prontezza è un modo di pensare che spinge un individuo a sapere cosa fare in caso di emergenza. Le emergenza sono distinte in due categorie:
Le prime sono emergenze familiari come eventi che colpiscono la famiglia nell’immediato mentre le seconde sono disastri naturali e/o causate dall’uomo che affliggono un alto numero di persone in una vasta area territoriale, come una comunità; ovviamente la prontezza richiesta è diversa. In ogni caso i proprietari di animali dovrebbero sforzarsi di avere un kit pronto per le emergenze sia per la propria famiglia sia per i propri animali.

Cosa serve nello zaino di emergenza per il vostro animale?

- Il governo ha una capacità molto limitata in termini di salvataggio e risorse di soccorso. Le ONG sono la speranza principale a cui chiedere aiuto, ma in caso di evacuazioni su ampia scala le loro risorse risultano comunque molto compromesse;
- Gli animali domestici non sono una priorità alta quando c’è il dovere di evacuare civili;
Non molti centri di evacuazione accettano animali evacuati, poiché presenterebbero un rischio sanitario e di sicurezza per altri sfollati;
- Cibo, acqua e medicine sarebbero troppo difficili da trovare in uno scenario di disastro;
- Anche se ciò può essere vero, oggi ci sono più proprietari di animali di prima (soprattutto di cani). – Bisogna fare attenzione anche a questo tema per ridurre possibilità di abbandoni, creazione di branchi o problematiche di tipo sanitario;
Ciò vuol dire che più persone necessitano di essere sicure che i propri cuccioli siano tutelati e messi in salvo in caso di emergenza o disastro. Per preparare ogni tipo di kit, avrete bisogno di:

Acqua
Cibo
Gabbietta per il vostro animale
Medicine/materiale di primo soccorso
Documentazione dell’animale
Giocattoli

In entrambi i casi di emergenza e disastro, gli oggetti menzionati devono essere presenti all’interno dei vostri kit. Ciò che fa la differenza è quello che riescono a fare i kit, in base all’ambito e alla situazione. Per esempio, in una situazione d’emergenza, l’acqua che avete con voi, dovrebbe essere sufficiente al vostro animale per farlo bere o pulire una ferita. In uno scenario di disastro, questa logica vale ugualmente, ma la quantità d’acqua disponibile dovrebbe poter durare almeno 3 giorni e dovrebbe includerne abbastanza per bere, lavare e per altri bisogni del vostro amico a quattro zampe (Chiaramente questa stima si riferisce ad uno scenario di disastro in un ambiente differente dall’Italia, dove i soccorsi sono attivi e pronti in massimo 12 ore ndr).

Il cibo è un altro elemento importante da preparare e deve includere sia cibo secco che umido per il vostro animale. Ricordatevi che, se possibile, sarebbe meglio portare con sé cibo di varietà, marchio e sapori familiari al vostro animale. Il cibo, oltre che necessario, ha un effetto calmante durante le calamità e permetterà di distrarre e tranquillizzare il vostro compagno.

Il riparo è un fattore che dipende dalla situazione che ti ritrovi. In una situazione di emergenza, un riparo per il vostro animale potrebbe essere la sua gabbietta, oppure un mezzo in cui può starsene al sicuro. Mentre durante un disastro, il riparo potrebbe essere il vostro veicolo oppure un riparo dopo l’evacuazione. Assicuratevi di avere a disposizione, in entrambi i casi, elementi per l’igiene e la pulizia, come una piccola cassetta o qualcosa per raccogliere gli escrementi. Una soluzione che ho visto e che mi è sembrata molto intelligente è quella di usare il tappo di una scatola da scarpe come lettiera per gatti. Si tratta di uno strumento poco ingombrante e facile da trasportare, oltreché leggero.

La differenza sta nelle emergenze comuni, in cui il primo soccorso significa gestire e curare malattie comuni e ferite, preparando il vostro animale ad affrontare le difficoltà prima di portarlo da un veterinario per un trattamento più corretto. In uno scenario di disastro, non sarete in grado di portarlo immediatamente ad una clinica veterinaria, quindi, meglio essere preparati, in vista dei soccorsi.

Documentazione e identificazione dell’animale sono molto importanti. Ma molto importanti sono anche delle foto che ritraggono voi assieme a lui, soprattutto per le sue caratteristiche identificative, come il pelo o altri segni particolari. Foto di voi con il vostro animale possono stabilire un indizio importante nel caso veniste separati.

La Documentazione è altrettanto importante. Deve includere l’attestato di proprietà, atto di vendita, allevamento, e molte altre indicazioni, soprattutto mediche. Meglio tenere i dati tutti aggiornati. Questo rappresenta un grande passo per risparmiare tempo in caso di bisogno, così da non dover indovinare lo stato di salute del vostro amico a quattro zampe.

Alla fine, assicuratevi che qualche giocattolo del vostro animale sia a portata di mano, per distrarlo e tenerlo occupato. Questo aiuta dopo l’evacuazione durante una calamità oppure quando il vostro compagno sarà al riparo e dovrà convivere con altri animali, la cui presenza potrebbe stressarlo. Una pallina, o un giocattolo da mordere, oppure qualche gioco sonoro può aiutare a distrarre voi e il vostro amico a 4 zampe, in attesa che l’emergenza passi.

Dott.ssa Elisa Giorgetti

Medico Veterinario e Nutrizionista 

cane

DOG DIET #secondapuntata

La dieta del vostro cane, proprio come la vostra, a volte va incontro a qualche piccolo strappo: ci sono comunque alimenti che è assolutamente vietato somministrare al nostro cane e al nostro gatto.

Il Blog di Petheory con la dottoressa Elisa Giorgetti, veterinaria di Prato, ha stilato un vademecum molto approfondito degli alimenti da evitare e del perchè.

 

INTOSSICAZIONE DA CIPOLLA

Le cipolle appartengono alla famiglia delle Liliaceae, genere Allium. Esse possono causare, se ingerite in grandi quantità, delle intossicazioni potenzialmente serie e minacciose per la vita degli animali domestici. Cani e gatti possono ingerire bucce o pezzi di cipolla cruda, rovistando nella spazzatura o rubandoli dalla tavola o dal pavimento, o possono assumere resti di cibi contenenti cipolla che i proprietari, ignari degli effetti tossici, forniscono loro volontariamente. I gatti sono estremamente suscettibili a tale intossicazione, a causa delle particolare struttura dell’emoglobina e della carenza di alcuni enzimi detossificanti. Le caratteristiche ereditarie di alcuni cani, soprattutto delle razze giapponesi, può implementare significativamente la gravità dell’avvelenamento. Meccanismo d’azione La tossicità delle cipolle è dovuta alla presenza al loro interno di alte concentrazione di composti solforati, che risultano tanto più elevate quanto maggiore è la presenza di solfuri nei terreni in cui vengono coltivate. Tali composti solforati, una volta che le cipolle, siano esse crude, cotte o disidratate, vengono masticate, vengono idrolizzati in tiosolfati, i quali, a loro volta, si scindono a formare disolfuri, incluso il dipropenil disolfuro (o n-propenil disolfuro), che sembra essere il più tossico del gruppo. Questi disolfuri sono potenti agenti ossidanti, in grado di causare emolisi degli eritrociti, per carenza di glutatione ridotto. Il glutatione ridotto (GSH), convertito in questa forma dalla glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6FD) a partire dalla sua forma ossidata, gioca infatti un importante ruolo protettivo contro i danni ossidativi cellulari; esso partecipa a vari processi biologici, quali la sintesi proteica e quella del DNA, il trasporto transcellulare degli amminoacidi, l’attività metabolica degli enzimi e la protezione cellulare contro i radicali liberi e gli agenti cancerogeni. Il fegato, i reni, la mucosa intestinale e, soprattutto, gli eritrociti contengono quantità particolarmente elevate di glutatione, in quanto maggiormente esposti al rischio dell’azione dei radicali liberi e/o più predisposti a fenomeni di auto-ossidazione dopo i danni provocati dai radicali liberi. Qualora si instauri carenza relativa di GSH, si verifica accumulo di ione perossido, che si forma in seguito all’azione di agenti ossidanti, e conseguente ossidazione dei gruppi sulfidrilici delle catene della globina, denaturazione dell’emoglobina e formazione di precipitati (i Corpi di Heinz) all’interno dei globuli rossi. A ciò segue la lisi della membrana dei globuli rossi, emoglobinemia ed emoglobinuria Tutti i cani che assumano cipolle sono suscettibili agli effetti tossici dei composti ossidanti in esse contenuti. Tuttavia nei cani ereditariamente affetti da deficienza di G6PD (per un disordine genetico), i bassi livelli di questa causano una diminuzione dei livelli di GSH, con conseguente aumento di rischio di danno dovuto all’ossidazione. Alcune razze giapponesi (es: Akitas, Shiba Inus, ecc.) che presentano elevate concentrazioni congenite di GSH (da 5 a 7 volte in più del normale), paradossalmente sottostanno ad un aumentato effetto ossidativo di composti quali il 4-aminofenil-disolfuro. Gli eritrociti felini sono estremamente suscettibili ai danni ossidativi, specialmente alla denaturazione dell’emoglobina; infatti, in virtù della sua particolare configurazione molecolare, l’emoglobina felina è circa 2/3 volte più suscettibile ai danni ossidativi rispetto a quella di altri animali. Altri fattori enzimatici aumentano la dipendenza felina dal glutatione per la protezione ossidativa rispetto ad altri mammiferi. Pertanto i proprietari di gatti dovrebbero controllare le etichette degli alimenti per assicurarsi che le cipolle non siano tra gli ingredienti. Dosi tossiche La tossicità della cipolla nei cani si manifesta quando la quantità di cipolla nel cibo supera lo 0,5% del peso totale dell’animale. L’ASPCA riporta, in un periodo di osservazione di due anni, 23 casi di esposizione alla cipolla (20 cani e 3 gatti). Degli animali esposti però solo 6 cani e 1 gatto mostravano i segni clinici dell’avvelenamento. L’anamnesi rivelava che tali animali avevano ingerito quantità di cipolla superiori allo 0,5% del loro peso corporeo. Sintomatologia Gli effetti tossici provocati dall’ingestione della cipolla dipendono dalla sensibilità della specie e dalla quantità ingerita. I sintomi più frequenti sia nel cane che nel gatto sono rappresentati da pallore delle mucose, che possono anche essere itteriche, debolezza, depressione, aumento della frequenza cardiaca e respiratoria (causata dall’ipossia), vomito e/o diarrea, anoressia, odore di cipolla dell’aria espirata.

I reperti di laboratorio più comuni sono rappresentati da riduzione dell’ematocrito (cani: < 37%; gatti:< 24%), emoglobinuria (con colore dell’urina variabile dal rosso scuro al nero), emoglobinemia, metaemoglobinemia, anormale morfologia degli eritrociti e trombocitosi. In seguito ad esposizioni croniche a basse dosi il quadro anemico è invece di modesta entità, poiché gli eritrociti si rigenerano rapidamente e si può incorrere in una riduzione significativa del valore ematocrito solo dopo molti giorni di esposizione al tossico.

Trattamento

Una grave intossicazione da cipolla può anche essere letale. Come per molte altre intossicazioni, il primo passo è quello di rimuovere la fonte dell’avvelenamento. Nei casi in cui è stata ingerita una grande quantità di cipolla nelle 2 ore precedenti e qualora non ci siano controindicazioni per l’emesi (quali ipossia, coma, mancanza di normale riflesso faringeo), il vomito è importante effettuare sempre fluidoterapia, al fine di correggere gli squilibri idrolettrolitici ed acido-base eventualmente presenti. Il trattamento dovrebbe inoltre includere variazioni delle dieta, in quanto le proteine presenti nella razione e la quantità e la composizione degli amminoacidi hanno una significativa influenza sulla sintesi del glutatione. Studi sui ratti hanno infatti dimostrato che il digiuno prolungato o una dieta povera di proteine possono provocare una riduzione significativa dei livelli epatici della sintesi del glutatione, potenziando il danno epatico causato dallo stress ossidativo. Anche se la terapia nutrizionale è importante per tutte le specie, lo è maggiormente per i gatti. Lo squilibrio dietetico (soprattutto insufficienza di taurina) o l’anoressia ha un più rapido e/o un maggior effetto sul metabolismo del glutatione nei gatti rispetto alle altre specie. Solitamente il recupero si ottiene in 10-14 gg.

Si consiglia SEMPRE di contattare un medico veterinario.

 

Dott.ssa Elisa Giorgetti

Medico Veterinario e Nutrizionista 

mm

PET DIET – #primapuntata

La dieta del vostro cane, proprio come la vostra, a volte va incontro a qualche piccolo strappo: ci sono comunque alimenti che è assolutamente vietato somministrare al nostro cane e al nostro gatto.
Il Blog di Petheory con la dottoressa Elisa Giorgetti, veterinaria di Prato, ha stilato un vademecum molto approfondito degli alimenti da evitare e del perchè.

IL CICCOLATO

Per molte persone la cioccolata è un piacere supremo, per altre diventa una vera e propria droga, in grado di generare sindromi da astinenza; in entrambi i casi è abbastanza raro che la casa sia sfornita di tale alimento che, fortemente appetito dagli animali, può rendersi responsabile di intossicazioni, anche fatali, in relazione alla taglia dell’animale, alla quantità e al tipo di cioccolata ingerita. A causa delle abitudini alimentari meno sofisticate, i cani sono più soggetti dei gatti a questo tipo di intossicazione. Il periodo delle feste è particolarmente pericoloso, poiché nelle abitazioni sono facilmente reperibili grandi quantità di dolciumi e cioccolatini. Le sostanze presenti in quasi tutti i tipi di cioccolata, e responsabili degli effetti tossici negli animali, sono due metilxantine: la teobromina e la caffeina, la cui concentrazione varia a seconda del tipo di cioccolato considerato. Nella maggior parte dei composti a base di cioccolato la teobromina è comunque il componente tossico predominante, mentre la caffeina è presente in concentrazioni molto più basse. Il contenuto medio (espresso in mg/oncia) di teobromina e caffeina in diversi tipi di cioccolata è riportato in tabella 1. In tabella 2 sono invece riportate le quantità potenzialmente letali di cioccolato al latte e cioccolato amaro in polvere in rapporto al peso dei cani.
Va però sottolineato che l’ingestione di quantità inferiori a quelle descritte può causare comunque considerevoli disturbi. Gli alimenti contenenti cioccolato, oltre a contenere la teobromina e la caffeina, presentano un tenore lipidico particolarmente elevato. Questo costituisce un ulteriore pericolo per i cani, in quanto l’assunzione di un pasto ricco in grassi può causare pancreatite acuta, evento che, nell’immediato, può mettere in pericolo la vita dell’animale, ma può evolvere anche in forma cronica, esitando in insufficienza della porzione esocrina di tale ghiandola e/o distruzione delle insulae pancreatiche (diabete mellito).

Caratteristiche tossico-cinetiche

Le metilxantine vengono rapidamente assorbite dal tratto gastrointestinale ed altrettanto rapidamente metabolizzate a livello epatico. I metaboliti vengono eliminati principalmente attraverso il rene; la quota eliminata con la bile può essere soggetta a ricircolo enteroepatico, che comporta il riassorbimento della sostanza attraverso l’ileo ed il suo ritorno nel circolo sanguigno attraverso il sistema portale epatico. L’emivita della caffeina e della teobromina nel cane è rispettivamente di circa 4,5 e 17,5 ore.

Meccanismo d’azione

Le metilxantine sono degli inibitori della fosfodiesterasi; determinano, pertanto, aumento dell’AMPc, favorendo così la funzione delle catecolamine; si pensa che tale meccanismo d’azione sia alla base della sintomatologia presente negli animali con intossicazione da cioccolata, compresa la stimolazione del sistema nervoso centrale, la diuresi e la tachicardia. Le metilxantine inibiscono inoltre i recettori cellulari del calcio, aumentando la concentrazione del calcio libero e così intensificando la contrattilità cardiaca e quella della muscolatura scheletrica. L’aumentata contrattilità muscolare viene causata sia dal maggior ingresso di ioni calcio che dal loro mancato sequestro da parte del reticolo sarcoplasmatico (con meccanismo sconosciuto). Le metilxantine sembrano poi in grado di antagonizzare competitivamente i recettori cerebrali per le benzodiazepine. La caffeina è anche in grado di stimolare direttamente il miocardio e il SNC e di determinare antagonismo competitivo per i recettori cellulari dell’adenosina. Tossicità La teobromina e la caffeina hanno entrambe una DL50 di 100 – 200 mg/kg, ma gravi segni clinici si possono osservare già a dosaggi inferiori. Sulla base dell’esperienza dell’Animal Poison Control Center (APCC) dell’American Society for the Prevention of Cruelty to Animals (ASPCA), segni clinici da leggeri a moderati si presentano in animali che hanno ingerito 20 mg/kg; segni più gravi si iniziano a verificare con 40-50 mg/kg e espressioni più gravi dell’intossicazione, finanche alla comparsa di fenomeni convulsivi, si presentano con 60 mg/kg. La terapia viene consigliata quando i livelli di ingestione delle metilxantine si avvicinano a 20 mg/Kg. Le metilxantine possono attraversare la placenta e passare nel latte, pertanto il feto o il neonato possono andare incontro ad intossicazione da cioccolato attraverso la madre.

Sintomatologia

I segni clinici solitamente si presentano tra le 6 e le 12 ore dall’ingestione. Inizialmente la sintomatologia include polidipsia, vomito, diarrea ed irrequietezza. I segni poi progrediscono con iperattività, poliuria, atassia, tremori e, nei casi più gravi, convulsioni.

Altri possibili effetti includono tachicardia (associata anche alla comparsa di complessi ventricolari prematuri), tachipnea, cianosi, ipertensione, ipertermia e coma. Meno comunemente si possono manifestare bradicardia ed ipotensione. Nelle ore successive all’intossicazione è possibile il riscontro di ipokaliemia. Come precedentemente riportato, a causa dell’alto contenuto di grassi di molti prodotti a base di cioccolato, una potenziale sequela 24-72 ore dopo l’ingestione è data dall’insorgenza di pancreatite acuta, con comparsa, quindi, di vomito incoercibile, addome acuto e diarrea. La morte è generalmente dovuta alle aritmie cardiache od all’insufficienza respiratoria e può sopraggiungere entro 6-24 ore dall’ingestione in corso di esposizioni acute ed entro qualche giorno nelle intossicazioni croniche. Nelle intossicazioni da prodotti contenenti alte quantità di caffeina il quadro clinico sarà invece caratterizzato da tachicardia, tachipnea, ipereccitabilità, tremori, convulsioni, extrasistoli ventricolari; la vasodilatazione coronarica, polmonare e sistemica può causare congestione; l’ipertermia può derivare dall’eccessiva attività muscolare. Trattamento Non esistono antidoti; la terapia è solo sintomatica e di supporto, nell’ottica di stabilizzare il paziente, realizzare la decontaminazione gastrointestinale e fornire una cura di sostegno. Si consiglia SEMPRE e con urgenza di contattare un medico veterinario.

 

Dott.ssa Elisa Giorgetti

Medico Veterinario e Nutrizionista 

shutterstock_279711269

IN AUTO CON FIDO

Il Codice della Strada permette il trasporto in automobile di gatti e cani purchè non siano d’ impedimento alla guida. Il Ministero dei Trasporti ha però chiarito che non è legittimo utilizzare una cintura di sicurezza, pratica in realtà molto diffusa anche per la presenza di cinture omologate: l’articolo 169 comma 6 del Codice della Strada consente il libero trasporto di animali da compagnia purchè custoditi in un trasportino o in un analogo mezzo idoneo. Per “mezzo idoneo” si intende la rete di separazione del vano posteriore al posto di guida, quindi questo comporta che le cinture non possono essere ritenuti strumenti legittimi. Il medesimo comma consente il trasporto di soli animali domestici all’interno dell’automobile, anche in numero superiore a due purchè custoditi in apposita gabbia o nel vano posteriore al posto di guida appositamente diviso da rete.

pittbull

CANI E AGGRESSIVITA’: FALSI MITI E RESPONSABILITA’

Il comportamento aggressivo di alcune razze canine è spesso al centro della cronaca nera italiana e internazionale che raccontano le tragiche storie di aggressioni di cani che molte volte si avventano proprio contro il padrone. Viene comunemente detto Lista delle razze pericolose l’elenco di razze canine redatto come allegato dell’Ordinanza del 12 dicembre 2006, “Tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani”, a firma dell’allora Ministro Livia Turco , con validità per un anno dal momento della pubblicazione. Dal 23 marzo 2009, per la durata di ventiquattro mesi, è stata in vigore una ordinanza, firmata dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini i cui contenuti sono tutt’ora vigenti.
A differenza della precedente ordinanza 12 dicembre, non contiene alcuna “lista di razze”, specificando anzi che l’ordinanza precedente «non solo non ha ridotto gli episodi di aggressione ma, come confermato dalla letteratura scientifica di Medicina Veterinaria, “non è possibile stabilire il rischio di una maggiore aggressività di un cane sulla base dell’appartenenza a una razza o ai suoi incroci”

Insomma è giusto rendere chiara l’informazione a proposito di cani e aggressività: è chiaro che ogni razza ha la propria natura e tendenza ma è anche giusto chiarire la totale responsabilità del padrone nella gestione e nell’educazione di un cane.
Nel caso si notino intemperanze ed un’eccessiva aggressività nel proprio cane è quindi assolutamente necessario rivolgersi ad un PROFESSIONISTA che può esserci indicato direttamente la proprio veterinario: vietato temporeggiare e sottovalutare il problema, credere di poter risolvere la situazione utilizzando metodologie estreme magari trovate sul web o rivolgersi a falsi professionisti non certificati e riconosciuti.
Ne va della tranquillità degli altri, vostra e del vostro cane!

a

MEMORIA E RISPETTO: LA NOSTRA MISSIONE.

Con questo blog Petheory si propone di creare un ulteriore canale di comunicazione con un pubblico che con noi condivide ideali di amore e rispetto verso gli animali. Condividiamo con voi, anche grazie all’ausilio della nostra pagina Facebook e del nostro sito web, notizie utili e informazioni interessanti riguardanti il mondo animale, dedicando volentieri del tempo a video spiritosi, commoventi e non solo: in questo articolo vogliamo però riproporvi un tema che a noi sta molto a cuore.
Riguarda il motivo per il quale abbiamo voluto che una struttura come Petheory esistesse, ispirandosi obbligatoriamente ad una philosophy di rispetto e attenzione in primis verso gli animali e poi verso i loro padroni.
Secondo il diritto Italiano e quello relativo alle decisioni prese in sede Europea, la legge impone l’obbligo di provvedere alla sistemazione definitiva del corpo dell’animale deceduto, vietandone l’abbandono, lo scarico o l’eliminazione incontrollata.
E’ inoltre da precisare che secondo i parametri della Legge Italiana, le spoglie dei nostri amici a quattro zampe rientrano nella categoria di sottoprodotto animale, da smaltire quindi con analoghi prodotti.
Dunque, sfidiamo chiunque abbia o abbia avuto un animale con sé, a ritenerlo alla stregua di un rifiuto: ed è per questo che la nostra missione è quella di rafforzare la crescente sensibilità sul rispetto per gli animali, per conservarne la dignità e il ricordo.