PET: COMUNITA' E INFORMAZIONE

PET: COMUNITA’ E INFORMAZIONE

Molto spesso anche per quel che concerne la salute o il comportamento dei nostri amici a 4 zampe si ricorre alla ricerca sul web o magari al passaparola, confrontandoci con chi come noi possiede un animale da compagnia e riteniamo essere un padrone attento e informato.
Fare comunità è molto importante! Nel nostro lavoro ci rendiamo sempre più conto come l’empatia e la collaborazione ci aiutino ad essere lucidi, gestire la preoccupazione e magari venire a conoscenza di informazioni importanti che prima di ignoravano e che ci aiutano nel quotidiano. Noi stessi, nel nostro piccolo con il blog di Petheory, vogliamo condividere alcune curiosità o informazioni di servizio sul mondo dei quattro zampe. Per farlo collaboriamo con professionisti del settore, veterinari, nutrizionisti,educatori cinofili e professionisti nel campo dell’ortopedia o dell’immunologia che con parole semplici ci rendono comprensibile concetti complicati che nascono molti tranelli.
Molti spesso i falsi miti, le cosiddette “fake news” nascono proprio leggendo e condividendo informazioni sbagliate delle quali non si è verificato la fonte. Soprattutto per quanto riguarda la salute del nostro amico “peloso” affidiamoci sempre al pare di un veterinario, non improvvisiamoci professionisti! Anche perchè il più delle volte la problematica è più piccola di quello che pensiamo e un esperto non potrà che tranquillizzarci!
Il blog di Petheroy riparte e in questo articolo rinnoviamo tutti i nostri propositi con un importante novità: se avete domande da fare, dubbi da verificare o contatti da chiedere mandateci le vostre domande! Interpelleremo uno dei nostri esperti!

NNN

SOS ESTATE! COSA NON DIMENTICARE MAI!!!

Gli ultimi vademecum stilati dai veterinari italiani prevedono alcune linee guida in caso d’emergenza molto semplici da seguire soprattutto nel periodo delle vacanze: accortezze che hanno delle regole da rispettare ma che se seguite possono addirittura salvare la vita.
Quindi, in valigia non dimenticare mai:

ACQUA OSSIGENATA
Per indurre il vomito in caso di indigestione o assunzione di veleno: RICORDATE che far vomitare il cane può essere LETALE. Consultare sempre il veterinario e utilizzare solo in caso di emergenza!!!

LIBRETTO SANITARIO
Per informazioni ad un veterinario in caso di emergenza, eventuali allergie, intolleranze, antiparassitari e vaccinazioni.

CORTISONE
Scelto dal VETERINARIO: in caso di punture di insetto o reazioni allergiche. RICORDATE che un uso improprio può essere pericoloso.

ALCOL DENATURATO
In caso di colpo di calore inumidire le zampette, la coda, cavo ascellare e piatto della coscia.

Sempre presenti in borsa: collare o pettorina, guinzaglio, museruola (non si sa mai i luoghi che volete visitare in vacanza o i mezzi pubblici…) e acqua fresca.

FORASACCO

SOS FORASACCO

Un pericolo infido della natura: il forasacco è una piccola spiga appartenente alle graminacee selvatiche che quando si seccano diventano molto pericolose per i cani poichè sono caratterizzate dalla tipica forma a lancia e rivestite da una fitta ed ispida zigrinatura. I forasacchi possono penetrare nella pelle del cane e, a causa della loro struttura appunto, non riescono a fuoriuscire in maniera naturale, rischiando di causare danni più o meno gravi all’animale.
I sintomi sono decisamente riconoscibili! Possono andare dall’ arrossamento, al pus, all’edema e gonfiore accompagnato da dolore. In caso di penetrazione nel naso il cane inizia a starnutire a raffica con possibile fuoriuscita di sangue. Per questo si possono riconoscere alcuni sintomi osservando l’animale adottare comportamenti sospetti, come leccarsi o grattarsi con grande assiduità, oppure manifestando improvvise crisi di tosse.

Le zone a rischio sono quindi le vie respiratorie, le narici e la bocca, orecchie, zampe, ascelle, cute, zona perianale e genitali.

Come procedere in caso di forasacco?

Il fattore tempo è importante per evitare danni più gravi, è pertanto necessario recarsi subito dal veterinario che nel migliore dei casi riuscirà ad estrarre il forasacco senza problemi, altrimenti dovrà ricorrere alla chirurgia ed anestetizzare l’animale.

CATS

TAKE YOUR CAT TO THE VET

Royal Canine ha appena pubblicato un’interessante ricerca dedicata in particolar modo ai proprietari dei gatti, ma in generale utilissima per tutti gli amanti degli animali domestici. La riportiamo qui nel nostro blog!

“I proprietari di gatti sono particolarmente attenti nella scelta dell’alimentazione del proprio amico a 4 zampe ma recenti ricerche evidenziano che tendono a sottovalutare l’importanza della Medicina Preventiva Veterinaria a causa principalmente di questi fattori:

• Convinzione che i gatti abbiano meno necessità di assistenza veterinaria
• Difficoltà nel fare entrare il gatto nel trasportino e a portarlo dal veterinario
• Sensazione che il gatto sia a disagio o sofferente durante la visita

La stessa ricerca evidenzia che una percentuale molto significativa di gatti non viene portata regolarmente dal Medico Veterinario. La Medicina Preventiva Veterinaria gioca un ruolo fondamentale per la salute dei gatti, in ogni fase della loro vita. Un controllo periodico aiuta a prevenire le principali patologie, permette una gestione nutrizionale adeguata in grado di alleviare, rallentare e prevenire molte problematiche e garantisce al proprio pet benessere e una maggiore aspettativa di vita.

10 CONSIGLI DA VIAGGIO PER PORTARE IL TUO GATTO DAL VETERINARIO

1- Non lasciare mai il gatto libero in auto durante il tragitto.
Questo per garantire la sicurezza dell’animale e delle persone. Lasciare libero il gatto nell’abitacolo è severamente vietato dalla legge.

2- Scegli con cura un trasportino comodo e robusto, apribile frontalmente e dall’alto e con la parte superiore rimovibile in modo da permettere la visita anche di quei gatti molto spaventati che si visitano più facilmente se non li si toglie dal trasportino. È importante che il trasportino sia pratico e funzionale. Evitare modelli troppo ricercati e spesso inutili.

3- A casa, per abituare il gatto, devi lasciare il trasportino aperto e in luogo tranquillo, in modo che gli diventi familiare, lo usi come luogo di riposo e lo consideri una tana sicura. Per invogliarlo al suo utilizzo puoi inserire una morbida copertina in pile o in lana, qualche gioco e delle leccornie.

4- Se il gatto ha difficoltà ad entrare nel trasportino, devi sollevarlo delicatamente e metterlo nel trasportino attraverso l’apertura superiore. È importante scegliere un trasportino che presenti una parte superiore rimovibile. Qualora il gatto dovesse mostrarsi estremamente restio a entrare lo si può avvolgere delicatamente in una copertina, lasciando scoperta la testa, e lo si metterà all’interno del trasportino attraverso l’apertura superiore, tranquillizzandolo con la voce e con una carezza.

5- Devi mettere sempre all’interno del trasportino una copertina e devi portare un telo per coprire la gabbietta in caso di necessità.

6- Una volta in auto, per evitare che il trasportino subisca scosse durante il tragitto, utilizza la cintura di sicurezza. Guidare con prudenza. Evitare frenate brusche e curve troppo strette. Evitare musica aggressiva o a volume elevato. Parlare a bassa voce al proprio gatto per rassicurarlo. Più tranquillo è il proprietario, più calmo sarà il gatto. Si consiglia di coprire parzialmente il trasportino con un telo durante il tragitto. Durante il tragitto in auto è importante posizionare correttamente il trasportino assicurandosi che sia stabile e che non subisca ondeggiamenti che stresserebbero ulteriormente il gatto. Il gatto soffre meno il mal d’auto se viene posto sul sedile anteriore.

7- E’ sempre bene fissare un appuntamento con il medico in modo da limitare i tempi di attesa,…
In caso non fosse possibile, si può avvisare il personale del proprio arrivo e aspettare il proprio turno in macchina per evitare che la presenza di cani e di altri gatti lo possano spaventare ulteriormente.
Nello spostamento tra l’automobile e la reception dell’ambulatorio, devi tenere il trasportino il più stabile possibile evitando di ondeggiarlo, scuoterlo o di urtare degli ostacoli. Se fosse necessario attendere il proprio turno in sala d’aspetto dovrai evitare gli incontri ravvicinati con i cani e con gli altri gatti sia per non terrorizzarlo sia per scongiurare un possibile contagio di malattie. In sala d’attesa non dovrai per nessun motivo fare uscire il gatto dal trasportino.
Se nella sala d’aspetto c’è una zona dedicata ai gatti dovrai mettere la gabbietta su uno degli appositi ripiani in alto che permetterà al gatto di sentirsi sicuro, in alternativa appoggerai il trasportino sulla sedia più vicina o sulle tue ginocchia avendo cura di coprirlo con il telo portato da casa e di rivolgere l’apertura verso di te in modo da tranquillizzarlo. Non dovrai mai mettere il trasportino per terra.

8- Segui le stesse istruzioni anche per il viaggio di ritorno

9- Appena arrivi a casa mettere per qualche ora il gatto sottoposto alla visita in una stanza da solo in modo che possa riprendere gli odori di casa (con lettiera, cibo e acqua, naturalmente!) perché a causa degli odori della clinica, degli altri animali e dei medicinali, potrebbe non essere riconosciuto dai gatti di casa e quindi attaccato. A volte si rende necessaria una separazione anche di 24 ore affinché il gatto possa riacquistare l’odore familiare.

10- Una volta arrivati in casa bisogna sempre lavare accuratamente il trasportino in modo da rimuovere i feromoni d’allarme. Queste sostanze vengono secrete dalle ghiandole poste nei cuscinetti interdigitali quando il gatto è spaventato e vengono deposte sul fondo del trasportino. Se non vengono eliminate, anche a distanza di tempo, il gatto annusando la gabbietta si allarmerà immediatamente rifiutandosi di utilizzarla.

PROCESSIONARIA

PERICOLO PROCESSIONARIA

La processionaria, oltre a desfogliare piante intere, può costituire un pericolo maggiore per l’uomo e gli altri animali: i suoi peli sono infatti urticanti e possono provocare gravissime reazioni allergiche. Con l’arrivo della primavera questi bruchi apparenza innocui scendono dai pini e dalle querce dove nidificano nel mese di Marzo. La processionaria prende il nome dall’abitudine peculiare di muoversi sul terreno in fila, formando una sorta di “processione” quindi occhi ben aperti se dovete vedere a terra strani filamenti pelosi, soprattutto se ai piedi degli alberi!
Se il vostro cane dovesse leccare una processionaria i sintomi saranno piuttosto immediati. Il primo è l’improvvisa e intensa salivazione, a cui fa spesso seguito il vomito, dopodiché la lingua si ingrossa notevolmente e inizia il processo di necrosi della parte che è venuta a contatto con il bruco, con la conseguente perdita di porzioni di lingua. Il cane inoltre mostra evidenti segni di debolezza, rifiuta il cibo e potrebbe avere sintomi febbrili. Questo perchè i peli urticanti, entrando in contatto con la lingua, causano una distruzione del tessuto cellulare: il danno può essere talmente grave da provocare processi di necrosi con la conseguente perdita di porzioni di lingua.

In questo caso l’intervento del VETERINARIO è FONDAMENTALE ma bisogna sempre sapere come intervenire nell’immediato: in primis è necessario rimuovere rapidamente i peli residui lavando la bocca del cane con un abbondante soluzione di acqua e bicarbonato o sale: questa manovra non è sempre agevole, sia dal momento che il cane sta soffrendo e sia perché può essere per sua natura aggressivo quindi vi consigliamo sempre la massima prudenza.

Nel caso vi rendiate conto che un albero del vostro giardino sia stato infettato da questo insetto,vi consigliamo di mettervi in contatto con un esperto giardiniere: esistono diverse tecniche per debellare i bruchi di processionaria, dalla lotta meccanica all’utilizzo di insetticidi biologici.

doggy

LE PULCI: CHE BRUTTA COMPAGNIA!

Le pulci sono insetti succhiatori di sangue, che durante la loro evoluzione si sono adattati alla vita parassitaria. È importante prevenirle con l’antiparassitario, di cui parleremo più avanti, perché possono saltare sul corpo del nostro animale anche solo quando sfiora un altro animale che gli passa vicino.
Le pulci del cane e del gatto sono quasi sempre del genere Ctenocephalydes, possono vivere dai 6 agli 8 mesi ed hanno un ciclo rappresentato da una fase di vita libera ed una fase di vita parassitaria vera e propria. Si possono riscontrare nell’animale di solito per circa 5 ore al giorno, a causa della presenza di escrementi simili a granelli di sabbia.
Sull’animale, le pulci maschio e femmina si accoppiano e la femmina deposita le uova, queste cadono sul terreno e vanno ad accumularsi principalmente dove l’animale passa più tempo. Una volta che sono cadute, le uova si schiudono e liberano le larve le quali dopo qualche tempo mutano in pupe, poi in pulci adulte che per qualche giorno possono rimanere a digiuno, prima di saltare sull’animale per nutrirsi del sangue.

Sintomi e disturbi

Quando sono presenti pulci, l’animale tende ad essere nervoso, si morde e si gratta; inoltre, la saliva della pulce può dare allergia.
Le pulci possono arrecare danno all’animale per azione diretta, cioè determinando prurito con gravi conseguenze, fino alla difficoltà di alimentarsi, oppure mediante reazione allergica poiché la saliva delle pulci contiene una sostanza aptenica che sembra collegarsi con il collageno della pelle e formare un complesso anti-igienico.
Se spostiamo il pelo dell’animale per cercarle, loro si sposteranno o salteranno, ed è per questo che sono difficili da vedere. Fortunatamente lasciano tracce del loro passaggio, ovvero le feci. Se facciamo caso alle radici del pelo, specie se è chiaro, ma anche se è nero perché sono in contrasto con il bianco della pelle, vedremo tanti puntini neri: quelli sono le feci delle pulci, e se ci sono le feci significa che ci sono anche le pulci.

Vi consigliamo di contattare SEMPRE il vostro veterinario di fiducia: un intervento tempestivo e professionale può risultare determinante per eliminare in maniera totale e sicura il problema.

canino

E’ PRIMAVERA!

La Primavera è decisamente una stagione bellissima anche per i nostri amici a 4 zampe!
Più tempo per lo sport e l’attività fisica in compagnia dei nostri animali che non vedono l’ora di scatenarsi al parco o nel bosco: le calde temperature però favoriscono anche la riproduzione e l’aumento dei parassiti esterni, soprattutto pulci e zecche, del cane e del gatto.
Si consiglia quindi di norma di eseguire il trattamento per la prevenzione dei parassiti esterni in tutti i periodi dell’anno, ma questi interventi devono essere eseguiti più scrupolosamente proprio nella stagione primaverile/estiva, rispettando quindi l’applicazione mensile richiesta dalla maggior parte dei prodotti antipulci e anti-zecche attualmente in commercio. Ricordiamo sempre che è obbligatorio rivolgersi sempre al proprio medico veterinario di fiducia che saprà consigliare il prodotto più adeguato per il nostro animale domestico, cane o gatto che sia.
Esistono in commercio una grandissima quantità di prodotti più o meno associati ad altri principi attivi. Ma bisogna fare molta attenzione alla specie di destinazione: ciò che va bene per il cane può non andar bene per il gatto e per il coniglio!
 Se il nostro amico dorme all’esterno o comunque ha la possibilità di uscire spesso, applicate l’antiparassitario per tutto l’anno e abbiate l’accortezza di disinfestare periodicamente anche le cucce e gli spazi esterni.
La bella stagione porta con sé anche altri pericolosi parassiti: zanzare e flebotomi sono responsabili di patologie gravissime!
Nel prossimo articolo qualche specifica in più sulle problematiche che possono causare i morsi dei parassiti!

canino

IL FREDDO E’ ARRIVATO ANCHE PER I 4 ZAMPE

In questo periodo dell’anno le temperature si abbassano notevolmente e, come noi, anche i nostri animali domestici risentono di questo cambiamento; soprattutto nel caso di cani e gatti che vivono all’aperto. Nella stagione invernale, con le temperature rigide,i cani di taglia piccola, le razze a pelo raso, le razze “nude” e tutti i soggetti giovani, anziani o malati, hanno sicuramente bisogno di maggiori attenzioni.

Bisogna garantire al nostro animale un’alimentazione adeguata perché con l’abbassarsi delle temperature anche loro bruciano un maggior numero di calorie calorie. Forniremo perciò al nostro pet una dieta particolarmente ricca di nutrienti, proteine e grassi(CHIEDETE INFORMAZIONI AL VOSTRO VET)

Nel caso di animali più facilmente a rischio alle basse temperature è necessario l’utilizzo di un vero e proprio vestiario. Sicuramente i cani abituati a vivere in casa non sopportano a lungo le basse temperature perché abituati ad ambienti più caldi ed hanno una pelliccia meno folta. Possono essere quindi utilizzati cappottini di vari tessuti come pile, lana, tessuti sintetici vari in base anche alla pelliccia del nostro cane.
Lunghe permanenze sui terreni freddi e innevati possono causare problemi ai polpastrelli e ad altre estremità del corpo, causando secchezza, screpolature e lesioni da freddo dei cuscinetti delle dita. Più raramente si possono creare anche vere e proprie lesioni da congelamento a carico di coda, polpastrelli e padiglioni auricolari. Per prevenire tutto questo è consigliabile spalmare su queste zone una crema protettiva.

Oltre a raffreddori, bronchiti e malattie gastroenteriche causati da un colpo di freddo o da sbalzi di temperatura eccessivi, quali sono gli altri pericoli per i nostri animali con l’arrivo dell’inverno?

CONGELAMENTO

Il pericolo maggiore durante i rigidi inverni è rappresentato proprio dal congelamento. Nel caso in cui le temperature scendano sotto i -7°C i rischi di ipotermia e congelamento aumentano notevolmente.
I sintomi del congelamento sono:
Aree della pelle gonfie ed arrossate (principalmente le estremità)
Brividi
Possibile perdita di pelo
Tutte le estremità del nostro cane o gatto come naso, dita e punta delle orecchie e della coda sono le zone più sensibili. I tessuti che hanno subito un congelamento appaiono molto chiari, bianco-grigiastri e non devono essere irritati. L’animale deve essere riportato ad una temperatura corporea ottimale e per far ciò è possibile fare al cane o al gatto un bagno con acqua tiepida, avvolgerlo con una coperta e somministrargli dei liquidi caldi (flebo) o acqua da bere.

USTIONI

Caminetti, stufe, termosifoni accesi e fornelli sono le principali cause di ustione in cane e gatto. Non è raro infatti che durante l’inverno un gatto cammini sulla superficie bollente di una stufa o su di un termosifone, che un cane si ustioni vicino al caminetto ecc…
In caso di ustioni leggere e superficiali noteremo:
Pelo bruciato
Cute arrossata
Vescicole piene di liquido
Croste
In questi casi la parte ustionata dovrà essere raffreddata con cubetti di ghiaccio o acqua fredda e all’occorrenza potrà essere applicata un’apposita pomata contro le bruciature. Se invece le ferite riportate dovessero essere ben più gravi, sarà necessario contattare un veterinario.
Un altro pericolo ricorrente in inverno è l’avvelenamento da liquido antigelo, molto frequente e dall’esito fatale soprattutto nel gatto.

GLICOLE ETILENICO

È il componente attivo del liquido antigelo per radiatori, del liquido per freni idraulici, di alcuni solventi industriali e vernici. Agisce principalmente sul sistema nervoso e a livello renale e l’ingestione di una quantità pari a 15 ml di glicole etilenico può risultare fatale per un cane di circa 4-5 Kg. In questi casi, le prime otto ore sono fondamentali.
I sintomi dell’avvelenamento includono:
Depressione
Mancanza di coordinazione
Vomito
Attacchi epilettici
Il glicole etilenico ha di per se un sapore abbastanza dolce che potrebbe risultare irresistibile per il nostro pet. Resta comunque fondamentale per salvaguardare la salute del nostro animale conservare questi prodotti in luoghi difficilmente accessibili e pulire prontamente le eventuali perdite del radiatore per scongiurare ogni rischio di ingestione.


Dott.ssa Elisa Giorgetti

Medico Veterinario e Nutrizionista

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INTOSSICAZIONE DA IMPASTO DEL PANE

INTOSSICAZIONE DA IMPASTO DEL PANE

Alcune persone, soprattutto durante le feste o in occasioni speciali, fanno il pane in casa. Di solito l’impasto viene posto a lievitare durante la notte, e può venire facilmente e voracemente ingerito dagli animali domestici se viene data loro l’opportunità di accedervi.
Il mattino seguente il proprietario si accorge della mancanza dell’impasto e non essendo ben informato su fatto che l’ingestione dello stesso può creare dei problemi, non porta il cane dal veterinario fin quando non si manifestano i primi sintomi.

Meccanismo d’azione

Subito dopo l’ingestione, il caldo-umido dell’ambiente gastrico stimola la lievitazione e quindi l’aumento di volume dell’impasto: espandendosi, questo può pertanto causare dilatazione gastrica, che può esitare in compromissione della respirazione e della vascolarizzazione, o, in casi estremi, nella rottura dello stomaco. Oltre all’imponente aumento di volume, la lievitazione produce anche un notevole quantitativo di etanolo (che deriva dal processo di fermentazione del lievito), che, rapidamente assorbito dallo stomaco, conduce ad una sintomatologia molto grave, causata da marcata acidosi metabolica e da depressione del sistema nervoso centrale. In questo tipo di intossicazione sono spesso più rischiose le conseguenze derivanti dal rilascio di alcool che quelle dovute all’aumento di volume dell’impasto all’interno dello stomaco.

 

Sintomatologia

I segni clinici iniziali (precoci) possono includere tentativi inutili di vomito, distensione addominale e depressione. L’etanolo viene rapidamente assorbito dallo stomaco ed i sintomi che possono sopraggiungere saranno atassia e disorientamento, depressione del sistema nervoso centrale ed incontinenza urinaria. Si potrà sviluppare inoltre una significativa acidosi metabolica. Parallelamente all’aumento nel sangue dei livelli di etanolo ci sarà depressione respiratoria, arresto cardiaco fino a portare a decubito laterale, al coma ed alla morte.

Trattamento

- Contattare subito il veterinario!
- Se l’ingestione viene riconosciuta subito, quando ancora i segni clinici non sono manifesti, si può provare a stimolare il vomito; poiché lo stomaco potrebbe andare incontro a rottura in seguito alla spinta della massa nello sfintere esofageo, l’induzione del vomito andrà comunque effettuata con cautela.
- Se il soggetto mostra grave atassia o depressione del sistema nervoso centrale il vomito non dovrebbe essere mai indotto, poiché la possibilità di broncopolmonite ab ingestis per aspirazione del materiale evacuato è elevata.
- Se il cane presenta dei conati di vomito ma non riesce ad espellere l’impasto, un lavaggio gastrico con acqua fredda mediante sonda esofagea potrebbe facilitare l’espulsione della massa e del gas; il lavaggio con acqua fredda potrebbe contribuire peraltro a rallentare la fermentazione del lievito ed a diminuire la produzione di etanolo.
- Dopo il lavaggio con acqua fredda, dovrebbero essere depositati nello stomaco carbone attivato e un purgante salino premiscelati.

In casi estremi si potrà ricorrere alla rimozione chirurgica dell’impasto ingerito attraverso gastrotomia. Poiché, come già detto, la fermentazione causa l’aumento del volume e la produzione di gas, uno dei rischi è rappresentato dalla dilatazione e rottura dello stomaco. Se si verificano entrambe le condizioni il cane dovrà essere stabilizzato e trattato secondo i protocolli standard riportati in letteratura. La maggior parte dei cani viene tuttavia presentata al veterinario per l’intossicazione da etanolo. I livelli dell’etanolo nel sangue possono essere quantificati attraverso analisi che vengono effettuate negli ospedali umani. Livelli di 2–4 mg/ml in cani adulti producono segni clinici classificabili dall’atassia al coma. Tali livelli possono essere usati per confermare o meno l’intossicazione. Solitamente la maggior parte dei veterinari non è in grado di ottenere rapidamente le analisi per quantificare l’etanolo; sarà quindi necessario trattare l’animale in base ai segni clinici. Il medico dovrebbe pertanto monitorare frequenza cardiaca e respiratoria (anche mediante elettrocardiografia), nonché temperatura corporea, per evitare il rischio di ipotermia. In quest’ultimo caso, infatti, è opportuno riscaldare l’animale con imbottiture, fluidi caldi per via endovenosa e rettale. Qualora sia presente acidosi metabolica, l’esame emogasanalitico può consentire di verificare se fluidi isotonici ed elettroliti per via endovenosa siano sufficienti a correggere la deviazione dell’equilibrio acido-base o se sia necessario apportare idonea integrazione anche in bicarbonato di sodio.


Dott.ssa Elisa Giorgetti

Medico Veterinario e Nutrizionista

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DOG DIET #terzapuntata

 

INTOSSICAZIONE DA UVA FRESCA E PASSITA

 

Uva fresca e uva passa, frutti molto appetiti dai cani per il loro sapore dolce, si possono rendere responsabili di gravi intossicazioni in questa specie animale. I cani possono ingerire numerosi acini, rubandoli dai grappoli presenti nella fruttiera o durante lo schiacciamento che viene praticato per fare il vino. L’uva passa, quando resa disponibile, risulta ancor più appetibile. Fino ad ora i cani sono risultati l’unica specie interessata (con numerose segnalazione all’APCC); non è noto tuttavia se anche altre specie possano essere colpite da tale intossicazione. A seguito dell’ingestione di tali alimenti i soggetti più sensibili manifestano inizialmente turbe gastrointestinali iniziali che possono esitare in insufficienza renale acuta (ARF).

 

Meccanismo d’azione

 

L’attuale meccanismo d’azione e l’eziopatogenesi dell’intossicazione da uva nei cani restano ancora sconosciuti. Le teorie fino ad oggi formulate includono disturbi metabolici, l’azione di un composto nefrotossico presente nell’uva nonché reazioni individuali. Tuttavia, non è mai stata evidenziata, nei grappoli incriminati, la presenza di pesticidi, metalli pesanti e micotossine, ed stato notato che né la varietà dell’uva né la sua provenienza sono importanti nel determinismo dell’intossicazione. Attualmente l’estratto dei semi dell’uva non è considerato una minaccia: soltanto il frutto in sé lo è.

 

Sintomatologia

 

Dal 1989 l’APCC ha cominciato a notare nel cane la correlazione tra l’assunzione di uva o uva passa (a partire da quantitativi pari a 12,44 g/kg corporeo) e la comparsa di insufficienza renale acuta (ARF). Tenuto conto che un cane può ingerire da pochi chicchi fino ad un kg di uva, di solito, dopo un paio di ore dall’ingestione, quasi tutti i soggetti manifestano emesi. Comune è il riscontro di tracce di uva indigerita nel vomito, nel materiale fecale o in entrambi; entro 5-6 ore dall’assunzione possono comparire anoressia, diarrea, letargia e polidipsia. I segni dell’ARF si manifestano invece dopo 1 o più giorni dall’ingestione e comprendono: anoressia, letargia, depressione, vomito, diarrea, disidratazione, peritonismo e tremori. Da 24 ore a qualche giorno dopo l’ingestione di uva si può assistere all’incremento dei valori sierici di azoto ureico, creatinina, fosforo e calcio, espressione di un danno renale progressivo che può portare a degenerazione e successiva necrosi tubulare. I segni clinici anzidetti possono quindi andare incontro a remissione nell’arco di alcune settimane, od assumere carattere ingravescente, fino ad esitare in oliguria/anuria, talvolta responsabile di morte dell’animale.

 

Diagnosi

 

La sintomatologia dell’intossicazione da uva e uva passa è simile a quella evidenziata in altre cause di ARF (ingestione di glicole etilenico, traumi…). La diagnosi di questo tipo di intossicazione si basa soprattutto sull’anamnesi, sull’evidenziazione di residui di uva nel vomito, nonché sui segni desumibili all’esame clinico diretto e sulle deviazioni laboratoristiche espressione di compromissione renale.

 

Trattamento

 

Sebbene l’esatta causa del danno renale sia ancora sconosciuta, i cani che hanno ingerito uva o uva passa possono essere trattati con successo, sempre che la terapia sia attuata tempestivamente, prima dell’instaurarsi di lesioni renali irreversibili. La prima cosa da fare è la decontaminazione. Nelle ingestioni recenti l’induzione del vomito e la somministrazione di carbone attivo e di un purgante salino aiutano a prevenire l’assorbimento dei potenziali agenti tossici. L’emesi dovrebbe essere provocata entro le prime 2 ore; se fatta troppo tardi rischia infatti di non essere efficace. Si consiglia SEMPRE di contattare un medico veterinario.

 

 

Dott.ssa Elisa Giorgetti

Medico Veterinario e Nutrizionista